Conferenza IUC/IPES-Food Making Sustainable Food Policies a Reality

Giovedì 13 luglio 2017 al Circolo dei Lettori di Torino si è parlato di food policies, del rapporto tra campagna e citta’ e del ruolo dell’Unione Europea nel definire una politica del cibo comune. Insieme ad Olivier De Schutter (Co-chair di IPES Food), hanno preso la parola Cinzia Scaffidi (Vice-presidente di Slow Food Italia), Maria Bottiglieri (Citta’ di Torino) Luca Ferrero (ASCI Piemonte), Isabella De Vecchio (Panacea) e Tomaso Ferrando (Warwick Law School)

Ai cittadini europei è dato scegliere quale cibo mettere nei loro carrelli, ma non il sistema alimentare che fornisce loro quel determinato cibo. Attualmente non esiste una food policy europea: quello che mangiamo è influenzato da politiche agricole, commerciali e ambientali totalmente sconnesse tra di loro, che agiscono su differenti livelli (europeo, nazionale e locale) e che vedono una scarsa partecipazione da parte dei cittadini e dei soggetti interessati. In risposta a questa situazione, in numerose città europee stanno nascendo iniziative locali in grado di costruire dei sistemi alimentari sostenibili e democratici. Tuttavia, come possono queste iniziative locali essere portate a un livello successivo? Come possono ricevere il supporto delle istituzioni nazionali ed europee? In altre parole, com’è possibile mettere in atto politiche alimentari sostenibili ad ogni livello?

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Olivier De Schutter ci spiega che la mission di IPES Food è proprio quella di guardare al cibo in maniera multidisciplinare, sistemica e comprensiva. Il dialogo costante tra soggetti provenienti da diversi ambiti e parti del mondo aiuta a creare partecipazioni e connessioni locali, nazionali ed europee in grado di rafforzare la diversità delle esperienze che ruotano attorno al cibo. Questa è la direzione verso la costruzione di sistemi alimentari sostenibili, nonché verso l’evoluzione dell’attuale politica agricola comune verso una politica alimentare comune europea – campagna, quest’ultima, lanciata proprio da IPES Food 18 mesi fa e che sta riscuotendo una mobilitazione collettiva sempre maggiore.

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La Vice presidente di Slow Food Italia, Cinzia Scaffidi, precisa che il punto di partenza per costruire una politica del cibo locale, nazionale ed europea sia trovare un accordo su cosa rappresenti il cibo e quali funzioni questo ricopre. Il cibo è allo stesso tempo salute pubblica, ecologia, paesaggio, economia e diritti: “bisogna pensare a quante relazioni mettiamo in essere col cibo e quante sono quelle che il cibo cura, perché qualunque cosa facciamo, a fine giornata mangiamo”. Per farlo, abbiamo bisogno di consapevolezza ed informazione. Solo in questo modo il cibo potrà essere posto al centro di tutte le politiche, da quelle ambientali a quelle commerciali, e ricevere l’attenzione delle autorità locali e nazionali.

Fino a che punto si può parlare di politiche del cibo locali senza tenere in considerazione quelle globali?”. Così esordisce il Presidente di ASCI Piemonte (Associazione Solidarietà Campagna Italiana) Luca Ferrero. L’agricoltura contadina fa parte di quell’arcipelago di associazioni che fanno una scelta di vita e di rottura rispetto alla standardizzazione del cibo imposta dall’agroindustria. Eppure, la produzione e vendita su piccola scala non sono sufficienti a garantire cibo fruibile per tutti e sostenibile. Così come non è sufficiente la mera presa di coscienza da parte dei cittadini. Secondo Ferrero, ci dev’essere, invece, una responsabilità individuale che si traduca in pratica quotidiana in termini di scelte politiche.

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Ed è proprio di pratiche che ci parla Isabella De Vecchi di Panacea, il primo forno di Torino per la produzione di pane a lievitazione naturale con farina proveniente dalla Filiera della Farina del Parco di Stupinigi, alle porte di Torino. Nonostante gli ostacoli cui si trova a far fronte tale progetto – tra cui quello economico dettato dalla concorrenza con i prezzi di mercato -, Panacea rappresenta un’alternativa genuina e sostenibile, caratterizzata dalla ripresa di una tradizione antica, da rapporti di cooperazione, condivisione di saperi, partecipazione e integrazione sociale. Questo è l’esempio positivo in grado di dimostrare che una politica locale attenta e vicina alla città, capace di metterla in relazione con la campagna, è possibile.

 

 

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